La comunicazione e la pubblicità sul web: di seguito qualche mia riflessione.

Innanzitutto, un po’ di storia (breve) in cui mi presento.

Poco più di dieci anni fa, in un periodo in cui mi sono ritrovata costretta all’immobilità fisica, decisi fosse arrivato il momento di apprendere i linguaggi del web e, questo, dopo un’intera carriera dedicata alla grafica cartacea e la prestampa.
Mi iscrissi ad un forum molto serio, aderii a collaborazioni varie e, codice su codice, imparai alcuni segreti del world wide web. Parlavo via Skype con un guru Adobe a Singapore, amministravo gli stessi forum e scrivevo tutorial sulla grafica, il tutto mentre in stampelle guardavo i mie piccoli gironzolare attorno il computer.
Il discorso precedente serve per capire che internet è una ricchezza, un mezzo straordinario in cui imparare e condividere la conoscenza.
Eppure, la rete ha anche un grande svantaggio: è veloce, le regole valide oggi possono, nel giro di ventiquattro ore, risultare deprecate. Chiunque lavori online fatica a star dietro la velocità della rete, ed è utile imparare a diffidare di chi ritiene conoscerne ogni segreto.
Lo stesso Mark Zuckerberg, fra i consigli citati durante il suo soggiorno in Italia, ha detto:

«Il tuo lavoro è imparare più che puoi, più velocemente che puoi».

Internet è un mezzo straordinario quale veicolo di diffusione, e guai a non farne parte, con pregi e tanti difetti.
Fra le prime convinzioni da sfatare, ad esempio, c’è che in rete si guadagna, il che è vero solo in parte perché il guadagno avviene in maniera non diretta.
Come detto, il web consente la comunicazione e condivisione, la quale può tornare utile per rendere noto un servizio, il nostro lavoro, diffondere un portfolio, pubblicizzare un prodotto.
Internet è paradosso perché, nonostante la visibilità, una magra parte del pubblico di un blog, di una pagina sociale, diventerà un futuro cliente.
Gran parte della colpa, a mio parere, è data dagli articoli fake che non portano alcuna utilità al pubblico: commentatori esperti nel fastidio, diffamatori di professione, catene virali, falsi miti, diffusione del complotto che, tradotto, significa “voci che amano spaventare e disturbare le persone”.
Le stesse testate note sono zeppe di trucchi: clickbaiting, ovvero post che obbligano l’apertura di una pagina, e notizie ideate per raggiungere minimi numeri statistici.
Questi atteggiamenti contribuiscono all’assenza di credibilità e il fallimento di una campagna pubblicitaria.

Se pensi non sia vero, lascia pure un commento.

Leggevo, l’altro giorno, della teoria di 1 secondo di visibilità per ogni banner pubblicato, teoria sfatata dopo che, a seguito di numerosi test, si è constatato che le persone non sfruttano nemmeno quel secondo per guardare i banner pubblicitari.
Ricordo che, in passato, erano 12 i secondi medi di permanenza su una pagina web da parte di una persona.
Poi la media dei webdesigner ha preferito utilizzare le animazioni flash, la grafica ingombrante, l’accumulo di popup e banner, fino a far ridurre in 1 i fantastici 12 secondi. Dati statistici che insegnano e mostrano la strada per migliorarsi.

A conti fatti posso dirmi fortunata, perché chi visita il sito di Alke Studio sosta più di 5 secondi sulle pagine.

In questa epoca storica, parer mio, occorre tornare a rispettare il pubblico imparando a diffondere la qualità e la veridicità.
Bando alla visione e all’ascolto coercitivo, ovvero (perdonatemi) bando ai banner, le pubblicità che siamo costretti a guardare nell’aprire un qualsiasi link: sono sgradevoli.
Bando al refresh imposto dopo pochi secondi dall’apertura di una pagina.

La pubblicità può rivalutarsi, invece, in un contesto elegante, come pausa piacevole di informazione*.
La regola del ‘purchè se ne parli’, dati i tempi galattici del web, sono ormai come la preistoria.
E noi addetti alla comunicazione dobbiamo insegnare al fornitore come farsi amare dal futuro cliente,  essere ricordati nei prodotti.
Si resta nella memoria della gente quando lavori con qualità, quando hai quei rari momenti di genialità.

La genialità non è il trucco, che resta una tecnica capace di compensare ad una mancanza.

In fondo la rete, quanto la carta stampata, hanno un fattore e un punto debole in comune: il pubblico e la mediocrità.

Per cui non date voce ai fake, alla rabbia, al giovanissimo che cerca 3 secondi di visibilità, non acquistate like e pseudomini che clicchino sulla pagina ma, al contrario: cercate e curate i vostri clienti.

Selezionate il target, coccolatelo, e investite nell’idea di un professionista serio perché la qualità è la fondamenta per il ritorno economico.
Fatevi amare grazie all’arte di chi conosce il proprio mestiere.

Roberta

 

  • Link alla Digital Chart, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.